L’ente che governa il ciclismo professionistico ha un nuovo nemico nel mirino: gli Speed Gel. Durante l’ultima Critérium du Dauphiné alcune squadre avrebbero fatto uso di queste creme in grado di ridurre la resistenza dell’aria ad alte velocità: non si tratta delle prime apparizioni dei suddetti gel ma per la prima volta l’Union Cycliste Internationale (UCI) si è espressa in merito.

Speed Gel al Dauphiné: il casus belli 

A fare uso dei gel ora banditi, è stato il team Lotto-Soudal durante la Critérium du Dauphiné dello scorso week end: alla fine dei 35 km della prova a cronometro che si è svolta tra Louhans e Châteaurenaud, la squadra si è classificata terza dopo Team Sky e BMC Racing.

Il piazzamento nel bel mezzo di team tradizionalmente molto forti, a sentire parte della stampa internazionale, potrebbe essere un buon segnale per il team Lotto-Soudal in vista delle crono in programma al Tour de France, due delle quali con caratteristiche simili: tuttavia, in quell’occasione non sarà possibile fare ricorso agli Speed Gel.

Al di là dell’attribuire un eventuale merito a queste sostanze, che ad alte velocità farebbero scorrere l’aria più agevolmente sulla pelle e sugli abiti dei ciclisti, l’UCI ha deciso di tagliare la testa al toro proibendone l’uso: a comunicarlo è stato lo specialista tecnico dell’UCI Christophe Péraud direttamente al manager Lotto-Soudal Marc Sergeant.

 

Precedenti illustri e non solo Speed Gel

Se Péraud pare abbia espressamente affermato che “nulla di intenzionalmente messo sulle gambe dei ciclisti per farli andare più veloci è permesso”, la recriminazione che immediatamente viene sollevata è nei confronti delle tute aerodinamiche utilizzate da altri team.

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Critérium du Dauphiné 2018 – Tappa 3 Pont de Vaux/Louhans Châteaurenaud – ©ASO/Alex Broadway

Il riferimento è alle “seconde pelli” usate a partire dal Tour de France dell’anno scorso dal Team Sky – delle Castelli TT Suit 4.0 – la cui trama è studiata appositamente per diminuire l’attrito dell’aria.

Lo stesso Chris Froome ne ha fatto uso ancora al Giro d’Italia appena conclusosi, suscitando così l’obiezione facile sul perché le tute vadano bene e gli Speed Gel no (senza ovviamente entrare nel merito della sua positività al salbutamolo). Secondo molti il fatto di utilizzare questi prodotti riesce a dare un vantaggio crescente con l’aumentare della velocità ma, soprattutto, dona un vantaggio psicologico a chi li utilizza.

 

Un Tour de France 2018 senza aiuti aerodinamici

Péraud si sarebbe detto prossimo ad occuparsi anche degli artifici applicati alle tute dei ciclisti ma, intanto, si è opposto per conto dell’UCI agli Speed Gel. La decisione appare chiaramente presa in vista del Tour de France: il difficile, adesso, starà nel fare equamente giustizia anche per quanto riguarda tutti gli altri stratagemmi tecnologici volti a migliorare le prestazioni aerodinamiche dei ciclisti.

D’altra parte, a voler essere drastici, si tratta di una sorta di “doping tecnico” anche questo: alcuni ricorderanno che, negli anni Duemila, fu il mondo del nuoto a dover bandire le tute idrodinamiche, le cui trame, cuciture e materiali incidevano effettivamente sui tempi degli atleti (il Campionato Mondiale in vasca corta di Manchester 2008 vide infranti qualcosa come 18 record del mondo, quando nelle precedenti edizioni mediamente ne venivano migliorati 4).

Da allora si distinguono addirittura i record “pre” e “post” tute idrodinamiche: il ciclismo potrebbe trarre qualcosa da quell’esperienza.

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