Sono i tempi giusti per produrre una bici elettrica dall’aspetto del tutto confondibile con una tradizionale e, per di più, dal prezzo non spropositato. In effetti Ampler Bikes, di sede in Estonia, l’aveva pensata giusta e la risposta sui mercati di casa e limitrofi è stata buona, al punto da attirare l’attenzione di testate internazionali quali Treehugger e The Verge per delle recensioni.

Il gioco pareva fatto: portato il prodotto alla ribalta anche agli occhi di un pubblico “affamato” di e-bike come quello nordamericano, il salto di qualità negli affari di quella è una piccola realtà del ciclo dell’est Europa iniziava a profilarsi.

Mai dire mai, però. Il punto di forza stesso dei modelli di Ampler Bikes, ossia la pedalata assistita, ne è diventato indirettamente il limite che ha costretto la Casa a rinunciare alle esportazioni oltreoceano.

Le e-bike estoni sembrano in tutto e per tutto delle bici tradizionali, come vuole il gusto attuale, perché integrano la batteria all’interno del tubo sella, nascondendola così alla vista.

Attenzione, ecco che arriva il boomerang che non t’aspetti: una batteria incassata in un qualsivoglia dispositivo non può essere spedita negli Stati Uniti, né per aria né per mare.

Come mai? Tutti ricorderanno il danno di immagine ed economico subìto da Samsung per le “esplosioni” delle batterie al litio del suo, allora nuovissimo, Galaxy Note 7: è stato solo uno dei più eclatanti casi di dispositivi con batterie agli ioni di litio non estraibili che hanno presentato problemi di sicurezza relativi a corto circuiti ed affini.

Ebbene, da allora le leggi che regolamentano il trasporto sicuro, a prova di incendio, di tutto quanto abbia bisogno di una batteria per funzionare sono divenute assai più stringenti ed una delle regole imposte è che i dispositivi di accumulo dell’energia viaggino in separata sede dal resto.

In parole povere: le batterie di smartphone, laptop e, di conseguenza, anche e-bike, devono essere spedite “spacchettate” e riassemblate una volta raggiunta la destinazione. Un qualcosa che certamente persegue dei princìpi di sicurezza corretti ma che comporta dei costi ed una logistica che molti piccoli produttori non possono permettersi.

È il caso di Ampler Bikes, che ha spedito diverse sue bici in America durante la campagna Indiegogo con la quale si era finanziata e che, dopo aver provato ad appoggiarsi ad una rete di rivenditori oltreoceano per il montaggio definitivo delle e-bike, ha rinunciato ai numeri del mercato statunitense.

In Europa le spedizioni avvengono su gomma o rotaia e le norme paiono per il momento non impedire la circolazione di merci con batterie al litio “incluse”: si è mai pensato però a quali conseguenze potrebbero avere sull’economia e sulla miriade di piccolo-medie imprese un eventuale irrigidimento di tali regole?

La sicurezza prima di tutto, ci mancherebbe. Il caso di Ampler Bikes fa però riflettere.

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