Il motore della bici elettrica

I motori elettrici impiegati sono generalmente a corrente continua a magneti permanenti, con o senza di spazzole.
I motori con spazzole, in grado di sviluppare una forte coppia a basse velocità di rotazione, sono particolarmente adatti per l’impiego nel campo della trazione. Essi uniscono ad una relativa semplicità realizzativa, ottime doti di robustezza e durata. Il loro limite nasce proprio dalla presenza del commutatore a spazzole che richiede periodici interventi di manutenzione per l’usura e limita la velocità di rotazione.
I motori senza spazzole (brushless) prevedono un controllo effettuato elettronicamente mediante un banco di transistor di potenza. Ciò elimina una possibile causa di attriti con conseguente minor sviluppo di calore e consente anche di realizzare unità motrici più piccole a parità di potenza.
Inoltre l’assenza di spazzole permette velocità di rotazione più elevate, richiede minor manutenzione ed assicura in generale maggior vita al motore. Per contro richiede costi superiori per la maggior complessità costruttiva.
Un ulteriore discriminante è costituita dal posizionamento della motorizzazione che può essere al mozzo oppure al movimento centrale.
La motorizzazione integrata nel mozzo della ruota posteriore o anteriore è la più diffusa anche per l’ampia offerta di origine cinese a prezzi competitivi e di buona qualità.
Chi al contrario adotta la motorizzazione al movimento centrale privilegia una migliore distribuzione del peso come baricentro e come masse sospese ma a scapito di una maggior complessità e di un costo più alto.
Il motore elettrico è in genere controllato e gestito da un sistema di elettronica che attraverso sensori controlla l’intensità della corrente applicata al motore e la temperatura di funzionamento dello stesso. Al sistema di controllo giungono i dati rilevati dal sensore di velocità sulla base dei quali viene determinato il livello di potenza che il motore deve erogare nel rispetto della normativa.