Enrico Pengo, Meccanico della Lampre Merida e della Nazionale italiana su strada

Enrico Pengo, 40 anni da Camisano Vicentino, ha ben chiara la realtà di una professione che è in continuo movimento. Meccanico della Lampre Merida e della Nazionale italiana su strada – con 11 mondiali all’attivo, più 2 esperienze iridate nel ciclocross – si dice sicuro che l’esperienza accumulata serva sempre ma «occorre tenersi costantemente aggiornati e anch’io ogni anno faccio diversi corsi di formazione. In realtà, ogni quattro anni sembra quasi che devi ricominciare da zero!». Figlio d’arte, Enrico ha corso fino alla categoria allievo e poi ha iniziato a seguire alcune squadre giovanili. Nel 1992, il direttore sportivo Flavio Miozzo gli ha proposto di entrare nel mondo dei professionisti con la Zg Mobili. Non ne è più uscito e, dopo diverse esperienze, nel 2000 è approdato alla Lampre di Giuseppe Saronni. Racconta che il suo lavoro è cambiato tantissimo. «Quando ho iniziato si viaggiava con un furgone con qualche bici di scorta e quelle da crono solo per i capitani. I corridori arrivavano con le loro bici, tu le sistemavi, cambiavi le ruote e via. Avevi 50 bici, adesso qui in Lampre il parco bici arriva a 230».

Dei tanti campioni con cui ha collaborato, uno l’ha particolarmente nel cuore: Gilberto Simoni. «È un vero signore – dice Pengo – e mi ha insegnato molto non solo nel mio lavoro, ma anche nella vita. Lo considero un “ingegnere della bici”, un grande esperto. Mi ricordo che una volta mi ha fatto fresare il manubrio di un paio di millimetri. Io non ero d’accordo, ma alla fine ha avuto ragione lui, come sempre!». È deluso, invece, dai molti giovani che frequentano la sua “officina” – la chiama così – che gestisce a Camisano insieme al padre Adriano. «Arrivano e quando gli chiedi alcuni dati tecnici, per esempio l’arretramento, cadono dalle nuvole».

Per un ragazzo che ha sempre sognato di fare questo lavoro («è una vita dura – sottolinea – ma la mia passione è grande e ancora intatta») è la parte meccanica che lo affascina di più. «Sono partito con il manettino sul telaio e le 8 velocità poi è iniziata un’evoluzione rapidissima della tecnologia e dei materiali. A casa ho la bici di Gilberto Simoni con cui ha vinto il Giro d’Italia del 2001. Sembra un pezzo d’antiquariato!». Per lui la prossima frontiera delle due ruote saranno i freni a disco. «Non discuto la loro utilità, però devo dire che dal punto di vista estetico la bici perde molto». Quello dell’eleganza è un tema molto caro a Pengo. «Negli ultimi anni, si è cercata molto più la prestazione a scapito dello stile e della posizione in bicicletta. Si è corso dietro i watt, ma si è perso il lato umano. E come se gli atleti fossero stati trasformati in bici, senza più tener conto delle loro caratteristiche». Il consiglio che si sente di dare ai tanti appassionati è semplice. «È meglio evitare il “fai da te”. Ognuno è libero di comprare bici e pezzi dove e come crede, ma è sempre meglio affidarsi a qualche meccanico o al proprio negoziante di fiducia. Non solo, ma è bene puntare sulla qualità anche a costo di spendere qualcosa di più».

 

 

 

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