Parlare di biciclette in Russia può suonare strano: eppure, complice una stagione estiva prolungata, gli ultimi anni vedono salire la voglia di pedalare dei Russi.

Il mercato della gigantesca confederazione russa rimane però asfittico, ingabbiato tra fluttuazioni monetarie ed incertezze interne, offrendo agli acquirenti una scelta ridotta e di fascia bassa.

Una situazione che potrebbe cambiare, proprio grazie alla maggior diffusione della bicicletta, spinta anche dalle politiche pro-ciclabilità di molte città.

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Uno sguardo al mercato delle bici un Russia

Cercare di capire la situazione del mercato interno della Russia non è cosa facile, innanzitutto per l’assenza di dati ufficiali eccezion fatta che sulle importazioni.

Riferendosi a queste ultime, il 2017 ha contato 1,9 milioni di prodotti del settore ciclo importati nella confederazione, per un valore di oltre 80 milioni di dollari americani: un dato in crescita rispetto all’anno precedente (+2%), ma che rivela anche qualcosa sulla qualità di ciò che si può trovare presso i rivenditori russi.

Secondo l’analisi di mercato realizzata da BusinesStat, solo 50mila unità di queste importazioni erano bici di fascia alta provenienti da Europa e Stati Uniti. Gli stessi dati ufficiali confermano infatti che l’88% delle importazioni arriva dall’Asia, che poi vuol dire Repubblica Popolare Cinese all’83% e Taiwan al 5%.

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La Moscow Night Bike Parade tenutasi ad inizio agosto 2018 – Photo credit: Vladimir Buynevich – CC 2.0

 

Una buona parte del mercato è occupato da produttori autoctoni, sui quali non circolano però molti dati: le note positive si possono cogliere osservando come Mosca abbia maggiormente pubblicizzato le sue due fiere sul mondo della bicicletta, VeloPark e Bike-Expo, includendo sempre più nei programmi spazi per start-up e per corsi di formazione.

L’attenzione per le strategie di vendita, fisica ed on-line, è cresciuta e si registra anche un maggior interesse per l’apertura di attività di rivendita nel settore: segnali che lasciano intuire uno scenario in cambiamento.

 

 

Incertezze economiche e politiche

La positività che il mercato pare dimostrare nei confronti della bici in Russia è frenata da un quadro complessivo di frustrazione economica.

All’atto pratico, in Russia è difficile procurarsi biciclette di provenienza occidentale e, quando è possibile, lo è a prezzi proibitivi per i più, che cercano acquisti nell’ordine dei 300-350 Euro.

Le ragioni risiedono in un trittico composto dagli embarghi imposti a Mosca da Unione Europea e Stati Uniti, dal sistema di tassazione russo imposto alle sue stesse aziende e dall’inflazione del Rublo.

Quest’ultima, ad esempio, oggi è ai minimi storici (tra il 2 e il 3% contro il 5,4% del 2016 ed il 12,9% del 2015) e, per paradosso, favorisce proprio gli importatori nel cambio con l’Euro: tuttavia, l’impatto sulla vita reale è ben altro.

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Dopo la svalutazione subìta dalla moneta russa nel 2014, molte aziende del settore ciclo iniziarono a svendere le rimanenze di magazzino a prezzo di costo, quando non anche a meno, adeguando il mercato ad una situazione che contemporaneamente vedeva molte famiglie russe avere a malapena il potere d’acquisto necessario per i beni di prima necessità.

Il graduale riassestarsi dei prezzi degli ultimi anni ha avuto però un effetto boomerang, in quanto una grande fetta della popolazione della Russia continua a non potersi permettere certi livelli di spesa: ciò ha fatto sì che l’attenzione si spostasse sulle biciclette di seconda mano o che l’acquisto di una nuova bici venisse semplicemente rimandato.

Per gli stessi motivi, unitamente ad un irrigidimento del sistema di tassazione, anche molte aziende hanno deciso di mettersi alla finestra: dai rivenditori che sono restii ad importare le costose bici dei Marchi europei o USA, alle società produttrici che, in attesa di capire la direzione intrapresa dal governo per combattere gli embarghi, hanno deciso di mettere in stand-by gli investimenti e, tal volta, direttamente le operazioni.

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Eppure la bici in Russia si muove

Tuttavia, proprio la situazione di stallo economico ha paradossalmente favorito la crescita della ciclabilità.

Nella Russia degli ultimi anni sono infatti aumentati sia i bike sharing che le piste ciclabili, tanto che non solo a Mosca, ma anche in centri più piccoli, è possibile pedalare separatamente dal traffico veicolare.

Dell’impossibilità ad acquistare una bici nuova, ma, al contempo, del bisogno quotidiano di spostarsi ha approfittato il mondo del bike sharing, divenuto abbastanza popolare proprio a Mosca, capitale in questo momento anche del movimento ciclistico russo.

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La Moscow Night Bike Parade tenutasi ad inizio agosto 2018 – Photo credit: Vladimir Buynevich – CC 2.0

 

Per esempio, in barba alla nota diffidenza delle autorità nei confronti degli assembramenti di persone, si sono ripetute diverse “bike parade”, vere e proprie manifestazioni di orgoglio dei ciclisti che hanno persino ottenuto la chiusura delle strade al loro passaggio.

L’ultima, della quale parlammo nel Maggio scorso, raccolse 30.000 adesioni.

Altri segnali si notano nell’installazione di rastrelliere per biciclette davanti alle sedi di uffici, aziende e luoghi pubblici.

Piccoli segnali, ma significativi: i Russi sceglierebbero la bici per spostarsi ma anche per divertirsi, se è vero che la stabilità della buona stagione di quest’anno ha spinto molti verso gli sport all’aperto, cercando anche biciclette adatte allo scopo.

Tutto sta nel trovarle e, soprattutto, nel potersele permettere.

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La Moscow Night Bike Parade tenutasi ad inizio agosto 2018 – Photo credit: Vladimir Buynevich – CC 2.0

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