Ha vinto l’ultimo “Lombardia” ed è salito sul podio al Giro e alla Vuelta. Eppure Joachim “Purito” Rodriguez non se n’è accorto. Claudio Bosio, capomeccanico del Team Katusha, se la ride. «Lui non vuole perché dice che sbanda, ma noi il liquido antiforatura glielo mettiamo sempre». Del resto, il corridore catalano è uno che è abituato a correre in testa dove, a volte, l’ammiraglia fa fatica ad arrivare. Di storie così, il 52enne meccanico bresciano potrebbe raccontarne a decine, dato che sono più di quindici anni che vive nel mondo del professionismo. Da piccolo sognava di fare il fabbro poi ha scoperto la bici. Partendo da Cortefranca ha così percorso tutte le categorie giovanili fino ai dilettanti. Nel mezzo, molte lunghe giornate passate ad aiutare lo zio proprietario di un negozio di biciclette. Nel 1997, conosce Davide Boifava che lo porta all’Asics, tra le cui file correvano campioni del calibro di Paolo Bettini e Michele Bartoli. Nel 2000, Bosio approda alla Mapei, vince tanto per poi entrare, due anni dopo, all’”Università del ciclismo”: la Fassa Bortolo del “generale” Giancarlo Ferretti. «Lavorare con lui – spiega Bosio – non era facile. Vietato sbagliare, tutto doveva essere perfetto e così spesso alla sera eri finito di testa». Tra tanti corridori, quello a cui si affeziona di più è un ligure introverso ma vincente: Alessandro Petacchi. «Ha vinto molto – continua – ma se non fosse stato così buono avrebbe vinto di più. Era molto pignolo, a volte arrivava con il metro e controllava tutta la bici». Nel 2006, Bosio approda alla tedesca Gerolsteiner. Trova tanti italiani a cominciare da Davide Rebellin. «È un corridore con una sensibilità pazzesca. È successo più volte, che si accorgesse di un cedimento della sella anche di soli 2 millimetri». Nella squadra guidata da Hans Michael Holzer fa conoscenza con il cambio elettronico. «Già nel 2006 – dice Bosio – avevamo iniziato a fare dei test in allenamento e poi, dall’anno successivo, l’abbiamo utilizzato anche in gara». Del cambio elettronico si dice entusiasta. «Andava già bene all’inizio, ma adesso è ancora meglio. Non serve il meccanico, una volta tarato sei a posto». In Katusha, squadra in cui Bosio è approdato nel 2009, lo usano tutti sulle loro Canyon. «Si possono mettere fino a 3 comandi contemporaneamente. Il velocista vuole il pulsante in basso sul manubrio, lo scalatore più in alto». In Katusha, il meccanico bresciano si occupa anche del materiale. «Discuto molto con i corridori – racconta –a volte sono dei “rompiscatole”; ad iniziare da Alexander Kolobnev passando da Mikhail Ignatyev che ogni volta cambia totalmente posizione ma non di millimetri, di centimetri!». Di “Purito” non può che parlarne bene, visto i risultati della passata stagione. «Di bici però non è che ne capisce al 100% – sorride Bosio – si fida ciecamente del suo meccanico personale. Il mio lavoro è solo quello di trascrivere le misure sulla scheda e mantenere le stesse posizioni per tutto l’anno». Agli amatori come anche ai cicloturisti consiglia di usare sempre il liquido antiforatura. «È una piccola precauzione, ma impedisce che la ruota vada completamente a terra».

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