È stata presentata in occasione delle celebrazioni chiamate “Bon Jour India” ed ha visto per protagonisti l’ambasciatore francese in India ed il governatore della regione di Puducherry: si tratta di un’e-bike pensata all’ombra della Tour Eiffel ma che sarà prodotta in uno stabilimento nell’ex-colonia francese.

I rapporti tra questa parte dell’India (originariamente, infatti, chiamata Pondichéry) e Parigi sono evidentemente rimasti forti ma quello che risulta significativo è la scelta di campo operata, che vede una bici elettrica come fulcro di una nuova operazione industriale congiunta.

Il mezzo, sviluppato dalla francese FranceCol Technology in collaborazione con la Veltech University, è stata supportata nella sua genesi dal Centro Indo-francese per la Promozione e la Ricerca Avanzata: un modo per stringere accordi commerciali forti tra le due nazioni, prevedendo quella che sarà la prospettiva di sviluppo maggiore del Paese asiatico, ossia la mobilità sostenibile.

Da un lustro a questa parte l’India ha, infatti, iniziato a porsi dei quesiti sempre più seri sul proprio parco mezzi, spinta sia dall’inquinamento crescente che da problemi di natura infrastrutturale.

photo credit: peevee@ds IMG_1090 via photopin (license)

La mobilità elettrica è da tempo stata individuata come potenziale risposta al problema ma con due forti limitazioni: quella economica, in quanto mediamente il censo delle masse indiane non concede loro una grande capacità di acquisto, e quella infrastrutturale – appunto – in campo stradale ed elettrico.

Le e-bike consumano poca energia e sono senz’altro più accessibili, il che sta attraendo molti investitori in questo nuovo business, soprattutto per via dei numeri che il mercato indiano può esprimere in prospettiva.

Se la mossa francese di posizionare una pedina sulla scacchiera internazionale della mobilità a pedalata assistita è interessante perché lascia intuire le dimensioni del fenomeno e-bike, alla cronaca locale sono invece ascrivibili le rituali dichiarazioni del governatore locale, Kiran Bedi, e di Alexandre Ziegler, ambasciatore francese in India.

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