Se può succedere a Mosca, forse, può accadere dappertutto. La capitale russa è infatti tutt’altro che una città legata nell’immaginario al pedalare: ben diversa da Parigi o Roma, clima, cultura dei trasporti ed attenzione all’ambiente paiono giocare contro alla bicicletta.

Il Moscow International Cycling Congress, però, sembra avere la forza di sparigliare le carte in tavola: nato quasi come provocazione, è un fenomeno da tenere sott’occhio, viste anche le dimensioni dei numeri russi.

Quella di quest’anno è la seconda edizione e capire perché costituisca già un cambiamento importante è facile: si tratta della prima manifestazione che consente alle associazioni pro bicicletta del Paese di riunirsi e scambiarsi idee o far nascere iniziative.

La sua nascita si deve a Vladimir Kumov, un moscovita che, dopo un soggiorno di tre mesi a Buenos Aires, città che ha investito molto sulla ciclabilità, si è fatto venire in mente che anche Mosca non potesse fare a meno delle bici.

Come racconta lo stesso Kumov in un’intervista, passare anche 4 ore bloccati in coda non è raro: la capitale russa ha un’estensione pari a 5 volte quella di altre capitali europee (Madrid, ad esempio) e conta 12 milioni di abitanti che per lo più lavorano nel centro città.

La bicicletta sarebbe una soluzione ideale per la “city” moscovita, contribuendo sia a snellirne il traffico che a migliorarne l’aria; sarebbe interesse persino delle aziende per la salute dei propri lavoratori.

Ed ecco come, in un Paese dove non è consentito radunarsi per le strade senza permesso delle autorità, Kumov è riuscito a smuovere qualcosa: prima di tutto, ha iniziato a diffondere l’idea che si possa usare la bici grazie ad un cortometraggio, prodotto in collaborazione con un’amica pubblicitaria, e in seguito ha indetto il primo raduno di ciclisti mai visto da Mosca.

Era il 2012 e al Moscow Bike Parade non si ritrovarono le duemila persone scarse attese da Kumov, bensì 8000.

photo credit: Khuroshvili Ilya Mocsow bike parade via photopin (license)

Passare inosservati alle autorità fu impossibile ma servì proprio a far prendere coscienza del problema al governo della città: da lì sono nate altre attività, come “Al lavoro in bici”, che vedono coinvolte anche grosse aziende nazionali (la Gazprom, ad esempio), intenzionate a promuovere gli spostamenti in bici dei propri dipendenti.

Per la cronaca, nel 2015 parteciparono 42mila ciclisti.

La seconda edizione del Moscow International Cycling Congress può quindi consolidare la cassa di risonanza del ciclismo urbano in Russia o, almeno, nella sua parte più occidentale.

Temi come la cultura della bici, la sicurezza del pedalare in città o la necessità di infrastrutture dedicate sono comuni a molte città europee: la tendenza che porta sempre più persone ad usare le bici in città è consolidata, nemmeno Mosca può rimanere a guardare.

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