Si sa, ci sono gare che filano lisce senza neanche sapere come, ed altre che costano un’enorme fatica lasciando un’apparente magra consolazione. L’Italiano di Enduro tenutosi a Tavernerio, tappa unica valevole per il titolo di campione e campionessa di enduro d’Italia, per Laura Rossin ed il suo compagno Giovanni D’Aroma – i nostri speciali occhi “dalla pancia” della gara – ha fatto parte delle seconde. Forse.

Laura era arrivata a Tavernerio con le più grandi aspettative: un titolo italiano ancora sulle spalle, ultimo di tre, d’altronde lasciava ben sperare; Giovanni puntava invece a confermare la sua presenza a ridosso dei primi dieci.

L’Italiano è organizzato in quattro Prove Speciali, ognuna con differenti finalità che i corridori hanno poco tempo per metabolizzare: “Siamo arrivati una settimana prima e ci siamo immediatamente messi a provare le speciali – ci racconta Giovanni – risalendo i trasferimenti in furgone (ossia quei tratti di sentiero che collegano i diversi tracciati di gara, ndr) abbiamo provato le discese delle PS 3 e 4”.

Si hanno pochi giorni per provare e si riescono a fare a malapena una manciata di giri per prova”, ci conferma Laura, che subito ha notato come i tracciati non favorissero il suo stato d’animo.

Sono sicuramente arrivata con molta ansia addosso: mi aspettavo di poter dare il meglio ma mi sono subito resa conto della difficoltà dei tracciati, almeno per le mie attitudini”.

Le PS 3 e 4 si rivelano immediatamente come selettive, tecnicamente parlando: curve

Giovanni D’Aroma nella PS1 – Credit: Barbara Ragazzi

strette, passaggi su fondo sabbioso a scarsa tenuta, sassi acuminati sui quali cercare di far scorrere il più possibile la bici; non è un caso che proprio al primo giro sulla 3, tutto sommato la PS più “tranquilla”, Giovanni fori.

Giravo con una gomma tipicamente da enduro al posteriore, sai, son più leggere di quelle da discesa, ti fanno scorrere meglio, e appena mi son fatto prendere un attimo la mano, ecco lì… Cose che capitano…

Il meglio però deve ancora arrivare: nei giorni seguenti Laura e Giovanni vanno all’esplorazione delle PS1 e 2. Le due “bestie nere”, come si riveleranno in gara.

La prima Prova Speciale si presenta assai tecnica. “Praticamente era tutta rocce” dice Giovanni, mentre Laura ne ha un feedback ancor più critico: “La definirei un “drittone” con massi che spuntano come fossero fiorellini. Ti devi fidare e lasciar andare i freni ma non è il mio tipo di percorso, non ci sono abituata”.

Viene poi la PS2: velocissima, una discesa nel bosco sul fondo cedevole che ha caratterizzato non solo questo tratto, disseminata di radici da saltare all’ultimo.

La pericolosità più grande, ancor più di quella che molti hanno rilevato nella PS1 per la difficoltà del tracciato e del fondo, era, secondo Giovanni, il dover affrontare la discesa dopo un forte tratto pedalato: spararsi giù a tutta velocità ancora in preda al debito d’ossigeno non era il massimo.

Insomma, nei primi quattro giorni di prove, Tavernerio ha mostrato ai nostri due una faccia decisamente poco amichevole, costituendo una sfida che i due campioni non hanno però certo diniegato.

 

 

La Gara

Giovanni D’Aroma si è tuffato nell’Italiano di Enduro 2017 con lo spirito giusto: conscio di una forma fisica non eccellente ed attento a non lasciarsi prendere dalla fame di velocità cui il percorso induceva, si è focalizzato sulla qualità di guida.

Il punto, per non farsi fregare da questi sentieri, è non tanto voler andare forte ma guidare bene: più si è morbidi in bici, più le traiettorie sono dolci e meno si sbaglia. Alla fine ne giova anche la velocità”.

Privilegiando le parti in salita, Giovanni monta una corona da 30 denti in controtendenza: una scelta che lo aiuterà a conservare le energie nei trasferimenti pedalati, gestendo poi le discese, seppur con qualche deficit rispetto alle prestazioni di corone più grandi.

Prudentemente monta poi gomme più pesanti, meno scorrevoli e più lente ma in grado di consentire a Giovanni di concludere la gara senza forature.

In generale, cerca di non sbavare: “Nella seconda prova sono sceso sempre sull’attenti, avevo forse anche troppa paura di sbagliare: mi sono trattenuto nella pedalata per affrontare la discesa più lucido ma il timore di cadere era comunque alto. Peccato per quei secondi che ho perso invece nella PS1, dove partendo da primo degli uomini ho dovuto “doppiare” l’ultima delle donne a causa del poco distacco lasciato dagli organizzatori”.

Anche la PS3 non si chiude male: Giovanni patisce un attacco di fame in partenza (“Un panino forse era meglio di tante barrette…ma per non avere la scomodità di uno zaino il compromesso era questo”) ma arriva comunque in fondo nel giro dei primi 18, come nelle altre prove.

È nella Prova Speciale 4 che cerca di erogare la massima potenza: “Era il tracciato

Giovanni D’Aroma in un salto della PS1 – Credit: MSM Milivinti Foto Bike

che mi piaceva di più, mi sono preso qualche rischio e mi sono lasciato andare: ho rasentato un fuori traiettoria in un salto e sono quasi caduto in discesa ma alla fine sono riuscito a gestirmi”.

Per Giovanni D’Aroma l’Italiano di Enduro 2017 si conclude in 14esima posizione, un miglioramento di due posizioni rispetto all’anno precedente che lui stesso commenta così: “Sono contento di non aver esagerato. Cadere o avere problemi meccanici era davvero facile ed è capitato a molti: invece ho portato a casa due posizioni, senza farmi male e non al top della forma. Sono soddisfatto!”.

 

Per Laura Rossin la storia è andata in modo diverso.

Laura Rossin affronta una curva della PS2 – Credit: Tommaso Donghi

Devo dire la verità, non sentivo proprio mio nessuno dei tracciati. Erano tutti molto fisici, veloci e caratterizzati da un fondo cedevole. Forse ci sono arrivata anche un po’ scarica per via del momento, la stagione è appena iniziata e non avevo voglia di rischiare così tanto compromettendo magari le gare future”.

 

La cronaca è presto fatta: andando con il freno tirato, Laura chiude tutte le prove con un ritardo dalla prima che, in definitiva, ammonterà a 44 secondi.

La vincitrice è stata brava, a lei va tutto il merito; ma, alla fine, so di essere stata io a

perdere: non ho affrontato la gara con la giusta convinzione”.

Ecco un tratto da vera campionessa: saper riconoscere i propri limiti è il primo passo per superarli e siamo convinti che, in questa stagione, Laura saprà darci ragione.

Laura Rossin sul podio – Credit: Tommaso Donghi

Il prossimo appuntamento con Laura Rossin e Giovanni D’Aroma è sul circuito di Madeira il 13 e 14 maggio prossimi, valido come terza tappa dell’Enduro World Series.

 

 

P.S.

Nella preparazione della gara c’è stato un grande assente, i cui consigli avrebbero certamente aiutato il duo ad esprimersi al massimo…di chi stiamo parlando?

Del Saggio Yoda, ovviamente (che in questa foto a fine gara esprime tutto il suo disappunto con una delle sue proverbiali smorfie…)!!!

Il Saggio Yoda a fine gara, nel gazebo. Notare il chiaro disappunto…

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