A fine 2017 è stata costituita la World Bicycle Industry Association (WBIA), di cui vi abbiamo dato a suo tempo notizia, associazione no profit partecipata dalle maggiori istituzioni internazionali che presidiano il mondo della bicicletta sul piano delle norme di costruzione e d’uso nonché su quello legislativo.

Ne fanno infatti parte la Bicycle Association Japan (BAJ), la Bicycle Products Suppliers Association con sede negli Stati Uniti (BPSA), la Confederation of the European Bicycle Industry (CONEBI), e la Taiwan Bicycle Association (TBA), vale a dire tutti gli organismi che nelle diverse aree del mondo tutelano l’interesse della bicicletta ed il suo sviluppo tecnico.

 

L’unione fa la forza

“L’istituzione del WBIA – chiarisce Moreno Fioravanti, Segretario Generale di EBMA, European Bicycle Manifacture Association, da noi intervistato sull’argomento – risponde alla necessità di avere un organismo internazionale abilitato ad interloquire a Ginevra con le commissioni tecniche deputate a studiare e proporre i requisiti tecnici per i veicoli adibiti al trasporto persone e merci, le norme di omologazione così come i requisiti minimi di qualità da rispettare nella loro produzione. Infatti solo le associazioni internazionali possono partecipare con un ruolo attivo ai loro lavori mentre, ad esempio, una istituzione rappresentativa semplicemente di interessi europei, può presenziare solo come osservatore. È facile comprendere come sia nostro interesse poter far valere anche gli specifici aspetti che riguardano la bicicletta, sia essa tradizionale che a pedalata assistita, senza limitarci ad essere soltanto degli spettatori. In questo modo si può evitare che decisioni assunte sotto la spinta di gruppi molto forti, come quelli dell’auto o della moto, finiscano per incidere in maniera sostanziale anche sull’industria del ciclo.

Il ruolo del WBIA è squisitamente tecnico ma ha importanti ricadute politiche attraverso, ad esempio, la partecipazione a seminari volti a promuovere il trasporto verde e la mobilità elettrica a zero emissioni. Crea la giusta sensibilità per conseguire quegli obiettivi europei di sostenibilità ambientale a cui tutti i paesi membri devono ottemperare.”

 

photo credit: gunman47 Bicycle culture via photopin (license)

ITS: la rivoluzione alle porte

Tutto ciò acquista ancora maggior rilievo – continua Fioravanti – se consideriamo che l’intero settore della mobilità vive l’alba di una grande trasformazione tecnologica con l’introduzione di sistemi di Intelligent Transport System (ITS) destinati a ridisegnare soprattutto l’ambito del trasporto urbano e da cui la bicicletta non può restare esclusa.”

Chiariamo subito che con l’acronimo ITS la Commissione Europea definisce “l’integrazione delle conoscenze nel campo delle telecomunicazioni, elettronica ed informatica, con l’ingegneria dei trasporti, per la pianificazione, progettazione, esercizio, manutenzione e gestione dei sistemi di trasporto.”

Obiettivo di questa integrazione è la sicurezza delle persone, dei veicoli e delle merci oltre che l’incremento della qualità ed efficienza del sistema di mobilità stesso.

Tra le misure adottate nell’ambito ITS, la connettività tra i veicoli circolanti e con i sistemi di informazione e comunicazione presenti sulle strade, tende ad avere un peso sempre più rilevante nei futuri scenari che raccontano di una mobilità in rapida evoluzione. La loro applicazione consentirebbe di acquisire e rendere disponibili in tempo reale informazioni relative alla localizzazione dei veicoli, sulla loro guida, sullo stato della circolazione. Sarebbe così possibile aumentare gli attuali livelli di sicurezza, contribuendo parimenti ad una gestione più efficiente della circolazione soprattutto urbana. I vantaggi per i singoli e per la collettività sarebbero certamente importanti.

“Noi dobbiamo avere un rapporto di collaborazione con l’industria dell’auto e della moto – sostiene ancora Moreno Fioravanti – poiché se per loro i sistemi ITS, connettività in particolare, rappresentano un must per il loro futuro, la bicicletta ed i ciclisti devono essere considerati parte della soluzione ai problemi ed integrati a tutti gli effetti nei piani di lavoro. Soprattutto le bici a pedalata assistita si prestano a recepire le nuove tecnologie idonee ad aumentare i livelli di attenzione e conseguentemente di sicurezza. Il loro contributo alla realizzazione delle smart city può essere determinante.”

 

L’evoluzione dell’e-bike

La bicicletta a pedalata assistita, per la sua stessa configurazione, ben si presta ad essere compatibile con le nuove tecnologie di condivisione e pertanto rappresenta un punto fermo nelle strategie di mercato che, come espresso da Fioravanti, sarà difeso dal WBIA anche in sede tecnica.

La normativa europea definisce chiaramente le EPAC (Electric Pedal Assisted Cycle), fissando a 250 Watt la potenza massima del motore e a 25 km/h la velocità raggiungibile in continuità di pedalata. Come è noto esse sono considerate biciclette a tutti gli effetti, per cui non sono soggette ad omologazioni, nessun obbligo di casco ed hanno la possibilità di percorrere le piste ciclabili.

Recentemente è stata anche introdotta la categoria S-Pedelec con propulsore di potenza sino a 4000 Watt e velocità massima di 45 km/h, a pedalata assistita, ma soggetta ad omologazione.

Queste regole, che hanno contribuito alla grande diffusione in tutta Europa delle e-bike, possono essere oggetto di discussione nelle commissioni tecniche di Ginevra ma riteniamo non debbano essere cambiate. Per questo è importante lavorare insieme alle altre associazioni americane, taiwanesi, giapponesi e altre che vorranno unirsi a noi, per essere presenti nelle sedi decisionali senza subire le volontà della lobby dell’auto.

Infine è importante porre l’accento sull’esigenza di regolarizzare le nuove forme di bike sharing free floating che, in diversi paesi dell’UE, sono gestiti da costruttori ed operatori cinesi in assenza di norme di sicurezza e standard di qualità predefiniti. Senza considerare la necessità di far loro puntualmente rispettare le regole antidumping. In questo modo sarà possibile preservare ed anzi sviluppare ulteriormente uno dei mezzi di condivisione che ha maggiormente incontrato il favore del pubblico europeo e contribuito a realizzare quel concetto di mobilità sostenibile che è negli obiettivi comunitari”

 

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