Il boom delle e-bike porta con sé svariati effetti, non tutti positivi. Su tutti, l’inevitabile, in termini probabilistici, aumento degli incidenti in sella a biciclette, conseguenza diretta dell’allargamento dell’utenza.

Il dato, significativo e spunto di riflessione, è la corrispondenza con la crescita dell’età media dei ciclisti coinvolti in incidenti mortali: il dato arriva dai Paesi Bassi, nei quali praticamente ogni famiglia possiede una bici ed il cui utilizzo è assai maggiore che in Italia, dove su 79 persone uccise negli ultimi tre anni in bicicletta, l’87% apparteneva alla fascia ultrasessantenne.

La polizia olandese ha un’opinione chiara in merito: le e-bike sono più pericolose di una bici tradizionale in quanto comunque comportano un supporto all’accelerazione puramente muscolare. Per gli ufficiali olandesi la soluzione starebbe in un corso di guida, specie per chi è più anziano e non necessariamente ha una condizione fisica eccellente.

In parole povere: l’e-bike ha il grande vantaggio di portare in sella persone che altrimenti intaserebbero le strade in automobile, di far ritrovare la gioia della pedalata a chi fisicamente non sarebbe più in grado, di migliorare la salute di chi altrimenti sarebbe solo sedentario ma (come sempre, c’è un “ma”) necessitano di un minimo di padronanza e prontezza dei riflessi.

Caratteristiche tipicamente in decrescita dopo il sessantesimo anno di età.

photo credit: Touring Club Suisse/Schweiz/Svizzero TCS TCS Bike Assistance via photopin (license)

È anche scontato che, in età avanzata, anche una banale caduta può avere conseguenze gravi ed ecco spiegata la preponderanza di sinistri fatali in sella all’e-bike dopo i 60.

La domanda che sorge spontanea è: sarà necessario separare sempre più il traffico ciclabile da quelli pedonale e carrabile e, forse, introdurre anche dei corsi di guida e controllo periodico delle condizioni di salute degli e-bikers (proprio come per le auto) oppure basterà solo il buon senso?

Per adesso il problema se lo pongono i vigili urbani di Amsterdam e dintorni, un domani la palla potrebbe passare anche ai nostri pubblici ufficiali.

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