Che rapporto ha usato Ellen Van Dijk, nuova campionessa del mondo crono donne elite?

Il Mondiale è una festa continua. Musica all’arrivo, con dj e animatori che si confondono con radio corsa. Il dietro le quinte per certi versi è ancora più emozionante. La tribuna stampa di Toscana 2013 e subito dopo l’arrivo, sulla destra. Un’area un po’ mortificata per quanto riguarda lo spettacolo, ma il luogo in cui si fermano i ciclisti appena arrivati. Affranti, stanchi, piegati in due dallo sforzo. E’ l’area in cui gli appassionati cercano il contatto con i propri beniamini, possibile solo in questo sport. Gli addetti della Federazione internazionale e dell’organizzazione faticano a tenere lontano gli intrusi e sono rigorosi. Si passa soltanto se autorizzati. Per questo ti puoi togliere soddisfazioni che nessun “comune mortale” può, a meno che non conosci qualcuno che chiude un occhio e ti fa passare. All’estero questo è praticamente impossibile. In Italia la regola e il mio piccolo privilegio da giornalista si deve quindi scontrare con tanti altri “privilegi”, più o meno autorizzati. Troppa folla, meglio guardare da qualche altra parte!
Volto lo sguardo all’indietro, in cerca di una via di fuga in mezzo alla folla di fotografi e tifosi, e vedo un lento procedere, controcorrente, di tecnici che spingono a mano le biciclette dei corridori al controllo UCI, per certificarne l’omologazione. Questione tecnica… per nulla: è per il sottoscritto un’affascinante passerella di modelli esclusivi, di pezzi da collezione. Oggi, come ieri, era ancora giornata di cronometro. Bici ad alto profilo con struttura che esalta l’aerodinamicità, in carbonio. Un sogno da cui è difficile staccarsi e non rimanere abbagliati da una corona così enorme. Non chiedetemi che rapporto ha montato Ellen Van Dijk, olandese di 26 nuova campionessa del mondo delle donne elite e proprietaria di questo gioiello. Ditemelo voi.
A me non resta che registrare l’ennesimo successo Specialized, dopo quello delle crono a squadre, delle donne juniores e degli juniores della mattina. A tal proposito, alla domanda che bicicletta utilizzasse il giovane Igor Decraene, la risposta è stata sempre la stessa…”S, off course!”. Per onore di cronaca il neo campione U23, Damien Howson ieri ha volato ad oltre 53 di media oraria a cavallo di una Scott. Sempre S, ma di altra fattura.
Quello che resta di queste cronometro è la voglia di spingere dei suoi protagonisti, le gambe e il fiato per una gara che è “contro la morte”. Le bici contano ma, differentemente dalla F1, molto di meno dell’uomo. Per questo, all’arrivo, la folla festante e travolgente si è gettata all’unisono sul ciclista, per foto, scatti e pacche sulle spalle. Dietro le quinte, mestamente, i tecnici solitari si preoccupano del controllo di rito. Nel ciclismo l’uomo batte ancora la macchina, è questo il bello!
AU

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