Quello delle importazioni cinesi a basso (troppo basso) costo è nel tempo divenuto un luogo comune più che un vero tema di discussione ma, adesso, una parte dell’industria ciclistica europea non ci sta più.

È dall’Associazione Europea dei Produttori di Biciclette (la European Bicycle Manufacturers Association o EBMA) che arriva un documento di lamentela indirizzato all’attenzione della Commissione Europea ed incentrato sulle importazioni di bici economiche dalla nazione orientale.

Una parte dei produttori di ebike del Vecchio Continente chiede a Bruxelles di fare chiarezza sui prezzi “eccessivamente bassi” ai quali una parte dei prodotti importati sarebbero venduti, approfittando di sussidi e agevolazioni non dovute, sempre secondo la EBMA.

La questione di fondo è una: secondo la manifattura europea, le industrie cinesi sfrutterebbero delle pratiche di dumping per concorrere slealmente sui mercati, determinando così una situazione nettamente a loro favore.

photo credit: Leandro’s World Tour Edifício Berlaymont via photopin (license)

Secondo altre fonti, citate da Reuters, la EBMA sarebbe anche pronta a chiedere un’azione legale nei confronti di tutti quei sussidi che le società cinesi otterrebbero senza averne diritto, oltre che l’istituzione di un registro delle importazioni di bici elettriche da Pechino.

I dati diffusi dall’Associazione Europea dei Produttori di Biciclette descrivono un mercato continentale che, nel 2016, sarebbe stato colonizzato da 430mila ebike cinesi, il 40% in più rispetto al 2015.

Le preoccupazioni dell’industria europea sono legate alle previsioni di crescita dei prodotti asiatici sul mercato di casa per il 2018, che danno le bici elettriche provenienti dalla Cina candidate a raggiungere le 800.000 unità.

Il segretario generale della EBMA, Moreno Fioravanti, secondo quanto riportato dalla stampa britannica, avrebbe affermato che il sospetto di una reiterata pratica di dumping da parte dei Cinesi sarebbe provata dall’erogazione di sussidi statali che impatterebbero per tra il 30 ed il 50% del prezzo dei prodotti, generando così un surplus che svantaggia i produttori europei, impegnati a rinnovare continuamente l’offerta di una gamma che è riconosciutamente al top mondiale.

La Commissione Europea dovrebbe pronunciarsi in merito all’avvio di un’investigazione nei confronti delle importazioni di ebike cinesi entro fine mese, sebbene molti ricordino che si tratterebbe dell’ennesima volta che si tratterebbe l’argomento, foriero di tensioni con Pechino.

È infatti dal 1993 che le importazioni di biciclette cinesi sono nel mirino delle azioni anti-dumping dell’Europa e ancora nello scorso dicembre la Commissione ha ripreso Pechino per via della sua insistenza nel voler considerare le bici come veicoli esentasse in quanto ecologici.

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