Buenos Aires, anni ‘80. La sua passione è la bmx. Pedala e tanto, ma soprattutto gli piace smontare e rimontare la sua bici. Mauro Andreola forse non s’immagina che quello diventerà il suo lavoro. È nato in Argentina ma la sua famiglia è di origine italiana, così nel 1990 decide di tornare in Italia a Bormio. «Quando sono arrivato – racconta Mauro, oggi meccanico nel Team Astana – stava scoppiando il boom della mtb e così sono andato a bottega da un ciclista di Livigno». Intanto continua a fare molto sport. Oltre alla mtb, con cui vince anche alcune gare, fa corsa campestre, pallanuoto e, ovviamente, scia. Lavorando nel negozio ha occasione di conoscere tanti corridori professionisti – da Stefano Garzelli a Gilberto Simoni – che si allenavano in altura. Si diploma perito meccanico e nel 2004 gli viene proposto di entrare a far parte della squadra del cambio ruote Shimano. Contemporaneamente, inizia a lavorare nel ciclismo femminile con la Bigla, una delle formazioni in circolazione con la svizzera Nicole Brandli e la nostra Noemi Cantele. «Una bella esperienza e una buona scuola: le cicliste sono molto più pignole degli uomini!». E non mancano episodi particolari. «Magari in corsa andavano in crisi – sorride ancora Mauro – e nel pomeriggio mi chiedevano di portarle a fare un po’ di shopping». Un mondiale femminile a Varese e poi il ritorno definitivo nel mondo professionistico maschile. Prima a “giornata” in Lampre e poi in Barloworld. Giuseppe Martinelli gli propone di entrare in Amica Chips e poi, dal 2009, nel nuovo team kazako. Nella squadra oggi guidata da Alexander Vinokourov («un vero professionista, messa a punto la bici non si lamentava mai»), trova grandi campioni a cominciare da Alberto Contador e, in questa stagione, Vincenzo Nibali. «Lavorando con campioni del genere c’è sempre da imparare – sottolinea – e ho anche avuto l’occasione di farmi nuovi amici come Roman Kreuziger (vincitore dell’ultima Amstel Gold Race) ed Enrico Gasparotto, con cui sono stato in Argentina a trovare i miei genitori». Vive ancora a Bormio, anche se a casa ci sta veramente poco ed ha un’autentica passione per la storia contemporanea. Da quest’anno, lavora con il cambio elettronico. «Continuo a preferire quello meccanico – dice Mauro – perché è più facile da gestire. Se in corsa l’elettronico si blocca devi cambiare bici, con il meccanico si può lavorare». A proposito di freni a disco montati sulle bici da corsa si dice scettico «è una frenata completamente diversa da quella tradizionale in carbonio. Frena tanto fino a inchiodare, prova a scendere lo Stelvio con la strada bagnata…». Il suo consiglio agli appassionati, però, riguarda il suo antico amore: la mountain-bike. «Credo che la ruota da 29 pollici rappresenti la scelta più giusta. Rispetto alla 26”, infatti, sviluppa più velocità, hai più grip e in salita riesci a superare gli ostacoli più facilmente». Mauro Andreola, 33enne, non si vede meccanico a vita. Il suo sogno? Aprire un albergo in Argentina o in Australia, ma per ora non si sa.

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