La moto CamelBak in azione nelle tappe di montagna

Con qualche anno di ritardo rispetto a quanto realizzato dal Tour de France, anche il Giro d’Italia ha cominciato a porre concretamente in atto azioni tendenti a ridurre l’impatto ambientale causato dalla carovana. Quasi contemporaneamente, alla conclusione della corsa rosa, sono stati diramati i bilanci di attività di due soggetti che hanno operato, in accordo con l’organizzazione, per rendere più sostenibile una corsa che, per i numeri (di persone e mezzi) che coinvolge, lascia una consistente impronta ecologica.
Il Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi, ha reso noto che per la prima volta da quando è stata creata la corsa più importante del nostro paese (oltre 100 anni), in ogni tappa gli spettatori, i ciclisti e gli addetti ai lavori hanno avuto a disposizione uno spazio allestito ed attrezzato per la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Nelle 21 tappe, da Napoli a Brescia, rende noto il Conai, lungo un percorso di 3.485 chilometri, sono stati raccolti 450 kg di rifiuti di imballaggio, quantità che corrisponde a quasi due volte il peso dei telai delle biciclette dei 207 iscritti al giro d’Italia 2013.
L’Isola Ecologica, presente in tutti i 21 villaggi di arrivo del Giro d’Italia, è parte integrante del progetto “Raccolta10+, le Giornate del Riciclo e della Raccolta Differenziata di Qualità”, l’evento che Conai organizza annualmente per spiegare ai cittadini come sia possibile, attraverso 10 semplici regole, fare una buona raccolta differenziata degli imballaggi, migliorando i risultati di riciclo.
Ha contribuito a ridurre i rifiuti sparsi per le strade anche l’iniziativa intrapresa da CamelBak, azienda che ha inventato un sistema di idratazione dell’atleta che non prevede l’uso delle mani ed è, oggi, il leader mondiale nei sistemi di idratazione personale degli sportivi. Quest’anno e per la prima volta nella storia della Corsa Rosa, CamelBak con RCS Sport ha introdotto le Green Zone al Giro. Le aree verdi dovevano servire come deposito per le borracce ed i rifiuti dei pro e la raccolta andava ai fan o ai gruppi sportivi che ne avessero fatto richiesta. Con il progetto “Non buttiamo le borracce … in Giro” CamelBak ha voluto trasmettere proprio questo messaggio: idratiamoci correttamente, non buttiamo le borracce, riutilizziamole!
L’iniziativa è stata accolta da tutti, stampa, appassionati, pubblico, con ampio consenso. Sono state raccolte decine di borracce ad ogni tappa. Sarebbero state molte di più, ma i tantissimi fans, un volta compreso il meccanismo, si sono appostati nei pressi delle Green Zone, strappando letteralmente dalle mani le borracce agli addetti alla raccolta! Dal lato professionisti, per tanti che le hanno rispettate, altrettanti non le hanno tenute in considerazione: c’è ancora molto da fare, in questo senso, ma un piccolo passo nella direzione giusta, CamelBak e RCS Sport lo hanno mosso.
Nelle tappe di montagna particolarmente impervie, era presente una moto CamelBak con il compito di portare borracce debitamente sigillate a quei ciclisti che ne avessero fatto richiesta.
Si tratta di piccole cose rispetto ad una gestione consapevole e mirata della problematica sport e ambiente. Un problema che concretamente e in profondità è stato affrontato nel 2012 dal Comitato Organizzatore di Londra 2012, che mise in atto un protocollo talmente sofistica da diventare standard certificato per Eventi sportivi green. Quello che conta è però la volontà di affrontare l’argomento senza pensare che quello della tutela dell’ambiente sia un problema che non riguarda il ciclismo.
AU

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