I corrieri in bicicletta si moltiplicano per le strade delle città europee. La maggior parte degli esempi che vediamo però fanno parte di circuiti e società che non vengono certo incontro ai loro lavoratori, tutt’altro: spesso cercano proprio di sfruttarli. Sia chiaro: la consegna in bicicletta vive oggi giorni d’oro, proprio per questo alcune imprese tendono a spremere fino all’ultimo euro un settore così giovane e disorganizzato. In particolare in Spagna, quest’attività ha preso particolarmente piede, diversamente, manco a dirlo, che in Italia.

In linea con questo momento speciale, sabato 22 Aprile è stata presentata a Madrid la app per ciclo-corrieri Cleta. Il suo debutto comporterà l’introduzione dell’applicazione mobile e del sito web, www.cleta.net, software sviluppati dai lavoratori stessi: informatici e ciclo-corrieri uniti per creare un’ alternativa ai tradizionali sistemi logistici, per risolvere insieme i problemi derivanti dal famoso “ultimo miglio”, per formare un gruppo di lavoratori dal pronunciato senso etico ed ecologico.

Cleta è un’app e un sito internet attraverso i quali, all’interno della città di Madrid, si possono richiedere servizi di consegna, una piattaforma che si occupa anche di svolgere le pratiche amministrative ad essi legate”, spiega Marìa Echavarrìa, una delle fondatrici. “Siamo corrieri che hanno lavorato per molto tempo nel settore e che ad un certo momento si sono chiesti: perché dobbiamo lavorare per altri quando possiamo benissimo creare la nostra realtà?” Detto fatto. Marìa e il suo socio, Pedro, si sono messi al lavoro e con l’aiuto di uno sviluppatore web hanno creato in brevissimo tempo la pagina online.

Ma cosa differenzia Cleta dalle altre app di consegne come come Glovo o Deliveroo? “Se lavori con Cleta sostieni la dignità del lavoro. Questo settore si sta prostituendo per start-up ad alto rischio che investono soldi qui come potrebbero metterli nel settore petrolifero. Non lo fanno per vocazione, ma soltanto perché hanno visto esservi un mercato di nicchia e che le ciclo-consegne sono redditizie in città prossime al collasso. Il problema è che determinano il prezzo sulle spalle dei lavoratori, rendendoli falsi autonomi ed eliminando così gran parte dei costi”.

Una situazione che ovviamente non si verifica con Cleta: “Ogni socio è al tempo stesso fondatore di Cleta: l’assetto è orizzontale e prendiamo decisioni tutti insieme. Inoltre aderendo a Cleta si è 100% ecologici e sostenibili, perché tutte le consegne sono fatte in bicicletta e non in moto come invece fanno molte altre più blasonate aziende”. Per questi motivi non hanno incontrato formula più adeguata che costituirsi in cooperativa: “Non vogliamo essere gerarchici: è allo stesso modo importante chi ha sviluppato il software quanto quello che consegna un pasto. Per questo la cooperativa è la forma che maggiormente ci rappresenta” conclude Marìa, lanciando un messaggio di speranza per altre nazioni che hanno il coraggio di raccoglierlo.

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