Il Bike Sharing, si sa, è in piena esplosione in tutta Europa e non solo, interpretando una giusta formula di mobilità sostenibile in grado di contribuire efficacemente sia a limitare il congestionato traffico dei centri urbani sia a migliorare la qualità di vita delle persone, riducendo le emissioni dannose.

L’anno che va a chiudersi è stato caratterizzato dall’esplosione del fenomeno del “free floating”, formula di bike sharing che libera l’utilizzatore dall’obbligo di prendere e restituire la bici in noleggio presso una stazione ben stabilita ma, grazie alla presenza sulle bici in questione di appositi sistemi di localizzazione, consente l’individuazione del più vicino mezzo disponibile, e il libero parcheggio dove si desideri dopo il suo utilizzo. Il tutto ovviamente reso possibile dall’immancabile app dedicata.

Principali interpreti di tale formula sono stati i produttori cinesi, Mobike e Ofo tra tutti, forti delle esperienze maturate in patria, che hanno letteralmente invaso le principali città europee, italiane comprese, suscitando non poche polemiche per l’utilizzo a dir poco “invasivo” dei mezzi diventati, in molti casi, veri e propri ostacoli alla circolazione di uomini e cose.

Mentre non si sono ancora spente le reazioni che in alcune città hanno addirittura portato al divieto per tale formula, ecco arrivare sulla scena un nuovo player, LimeBike, questa volta però di provenienza occidentale e più precisamente americana.

photo credit: waltarrrrr LimeBike Los Angeles via photopin (license)

LimeBike è infatti una start up, con sede a San Mateo in California, sostenuta finanziariamente da alcune importanti società di venture capital della Silicon Valley, Andreessen Horowitz, DCM Ventures e GGV Capital.

Come annuncia un comunicato stampa della società riportato da Bike Europe, la nuova società è prossima al debutto in Europa scegliendo come città pilota Francoforte e Zurigo con l’obiettivo di studiare il mercato, le sue abitudini e le rotte preferite in modo da affrontare l’estate prossima l’espansione in altre città del vecchio continente.

LimeBike, almeno sul piano delle dichiarazioni, desidera far tesoro delle negative esperienze cinesi e si propone di dialogare con i rappresentanti delle città e delle comunità interessate per individuare congiuntamente le aree di maggior interesse quali il centro cittadino, le stazioni ferroviarie, le università, le scuole, in modo da realizzare una effettiva integrazione con la pianificazione urbana dei trasporti.

A ciò si aggiunge l’intento di collaborare anche con aziende e negozi locali nonché istituzioni educative in modo da creare non disordine ma valore aggiunto.

photo credit: afagen $1 to Ride via photopin (license)

A tale scopo l’App dedicata LimeBike introduce una serie di importanti novità come l’avviso che le bici sono parcheggiate male o in area non consentita, tramite messaggi push e avvalendosi anche delle segnalazioni di altri utenti. Unico neo al momento, sembrerebbe essere la qualità dei prodotti con componenti di fascia bassa.

Ciò non toglie interesse all’esperimento che seguiremo e su cui non mancheremo di aggiornarvi.

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