Sono trascorsi solo pochi giorni dal 24 maggio, data in cui è stata pubblicata la proposta della Commissione Europea finalizzata a modificare l’attuale direttiva sull’assicurazione per la responsabilità civile dei veicoli a motore (MID) che allarga l’obbligo anche alle bici a pedalata assistita, e numerose sono già le reazioni di contrarietà registrate, soprattutto in quei mercati dove l’e-bike ha preso più rapidamente piede.

Non bisogna infatti dimenticare che nel 2017, le vendite di bici elettriche in Europa si stima abbiano raggiunto il traguardo di due milioni di unità localizzate per circa un terzo in Germania, e che la diffusione di e-bike ha raggiunto massimi livelli anche in Olanda e Belgio, ad esempio, mentre più recentemente ha iniziato a crescere in maniera significativa in altri paesi a forte tradizione ciclistica come Francia e Italia.

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Credit: Eurobike
Un fenomeno pertanto in piena espansione in tutti i principali mercati UE, e che non solo ha compensato egregiamente il calo della bici tradizionale addirittura facendo lievitare i fatturati, ma è anche stato promosso a livello nazionale e locale, in molti paesi, come utile strumento per combattere la congestione del traffico urbano e l’inquinamento atmosferico. Non è contestabile a tale proposito che favorire la copertura dei tragitti urbani con mezzi a due ruote, seppur dotate di un motore ausiliario che non eccede la velocità di 25 km/h in continuità di pedalata, porta ad una riduzione importante dell’uso di auto private con relativi benefici per la salute pubblica e la salvaguardia dell’ambiente.

Inoltre, occorre considerare che il parco circolante di bici a pedalata assistita, principalmente nei paesi del nord Europa, è già considerevole e la modifica normativa proposta colpirebbe anche tutti gli attuali possessori e non solo i nuovi clienti che possono ancora operare la scelta di rinunciare all’acquisto.

L’equivoco delle assicurazioni

Proprio per tutto ciò la decisione della Commissione Europea appare sorprendente anche se essa è stata assunta nell’ambito della revisione dell’attuale Motor Insurance Directive per rafforzarla e porre in atto un miglior sistema per proteggere le vittime di incidenti con motoveicoli garantendo il completo risarcimento dei danni, anche attraverso la creazione di un apposito fondo per ciascun paese.

In particolare, la nuova norma dovrebbe dare anche maggior trasparenza alla storia dei singoli conducenti e degli incidenti provocati, disponendo la sua portabilità in tutti gli stati membri dell’Unione, affinando le armi per la lotta alla guida non assicurata ed allineando i massimali assicurativi minimi in tutta Europa.

La proposta si applica a:

…any motor vehicle intended for travel on land and propelled by mechanical power, but not running on rails, and any trailer, whether or not coupled;

definizione che, in base anche ad una sentenza della corte europea, individua tutti i veicoli equipaggiati con un motore inclusi gli EPAC (Electrically Power Assisted Cycles).
Essa, occorre sottolinearlo con forza per non creare inutili allarmismi, deve ancora essere sottoposta all’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio della stessa EU. In quelle sedi saranno valutate anche le opposizioni che le organizzazioni ed associazioni di categoria stanno promuovendo e, soprattutto, i reali rischi che la sua reale attuazione potrebbe comportare.

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photo credit: CreditDebitPro Insurance Key via photopin (license)

Le azioni in atto

Piero Nigrelli, Direttore del settore Ciclo di Confindustria ANCMA, da noi in merito interpellato, ha assicurato che ANCMA, unitamente a CONEBI, EBMA e tutte le altre autorevoli organizzazioni ed associazioni europee in rappresentanza sia dei costruttori che degli utenti, si è già attivata per “..chiarire e conseguire la miglior soluzione per il mercato nel rispetto delle leggi e della normativa europea.

Pensiero condiviso ed esplicitato da Gary Fabris, Presidente Gruppo Veicoli Elettrici ANCMA, nella dichiarazione che ha rilasciato a Bicitech: “L’Unione Europea nel 2002 ha dato un forte segnale definendo e normando, per prima al mondo, la bicicletta a pedalata assistita. Una norma moderna ed a favore della mobilità e dell’ambiente che è stata presa come riferimento da molti Paesi extra-europei. Senz’altro un esempio di cui dobbiamo tutti essere orgogliosi, un’Europa che promulga normative a favore dei cittadini.
Ora la Commissione Europea vuole introdurre l’obbligatorietà dell’assicurazione per tutti i mezzi a motore includendo la bicicletta a pedalata assistita che è, per definizione della stessa Unione Europea, da oltre 15 anni, equiparata ad una bicicletta tradizionale. Come l’Europa anche tutti gli Stati nazionali hanno codificato, nelle loro leggi che regolano la condotta dei veicoli su pubblica via, tale veicolo, come bicicletta. In Italia, il Codice della Strada, la definisce all’art. 50.
Da un lato l’Unione Europea, i singoli Stati, le Regioni e le Amministrazioni Locali fanno di tutto per promuovere i mezzi a basso impatto ambientale per contrastare i sempre più grandi problemi di traffico e inquinamento che attanagliano le nostre città e danneggiano la salute di tutti noi, dall’altro invece si frappongono ostacoli con un provvedimento che impone un’assicurazione il cui unico effetto sarà quello della riduzione delle vendite.
Infatti, l’assicurazione obbligatoria scoraggerebbe milioni di cittadini europei all’acquisto di biciclette a pedalata assistita con un clamoroso autogol a sfavore degli utenti e con la vanificazione degli sforzi fatti finora per migliorare la mobilità urbana.

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Credit: Hexas

Se il presunto problema riscontrato dalla EU è quello della sicurezza non lo si può risolvere con un’assicurazione obbligatoria, ma costruendo piste ciclabili e facendo corsie riservate ai ciclisti nelle nostre città.
Noi chiediamo all’Europa delle scelte strutturali che vadano a risolvere il problema alla radice e non mettano una “pezza” a posteriori quando ormai il danno è fatto: le piste ciclabili riducono gli incidenti, l’assicurazione invece no.
Bisogna rovesciare la mentalità con cui si progetta quando si costruiscono nuove aree urbane: oggi si pensa innanzitutto alle auto, quindi alle strade ed ai parcheggi e poi, quando va bene, si cerca di inserirvi anche una pista ciclabile; invece secondo noi il concetto è diverso: si deve prima pensare alle piste ciclabili, ai marciapiedi, ai servizi per i ciclisti e per i pedoni, e poi, se c’è spazio, ci si mette anche una strada per le auto.

Nei Paesi Europei la e-bike è spesso scelta come alternativa dei mezzi di trasporto con motori endotermici; infatti la bici in città risulta essere il miglior mezzo in assoluto per spostamenti fino a 15 km. Negli ultimi anni si sta puntando molto al “bike to school” e “bike to work”, atti a favorire chi si sposta con la bicicletta muscolare o con la bicicletta elettrica per recarsi a scuola; vogliamo che con l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, queste persone, tornino ad usare l’auto ed il motorino?
L’obbligatorietà risulta addirittura bizzarra se si pensa che in una e-bike l’assistenza del motore si interrompe a 25 Km/m mentre molti sportivi riescono ad andare, con le proprie biciclette, ad oltre 40 km/h. Se si estremizzasse questo ragionamento potremmo avere un’assicurazione obbligatoria per le biciclette tradizionali, oppure un divieto di superare i 25 km/h in discesa!

Quindi Ancma chiede in modo deciso che le biciclette elettriche vengano esentate da questa obbligatorietà e mantenute, come è stato fino ad oggi e come definiscono regolamenti europei e leggi nazionali, nel prossimo passaggio della proposta di legge al Parlamento Europeo, al pari di una bicicletta.
Ancma coglie l’occasione per chiedere all’Unione Europea una sempre maggior attenzione verso la diffusione della mobilità elettrica nelle nostre città.

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Credit: Eurobike

La posizione di CONEBI

Portatore di queste istanze a Bruxelles è il CONEBI (Confédération of the European Bicycle Industry), associazione di cui fa parte la stessa ANCMA e che rappresenta l’Industria della Bici, della Bici a Pedalata Assistita, della Componentistica e degli Accessori presso le Istituzioni Europee.

Manuel Marsilio, General Manager CONEBI, su nostra richiesta ha così riassunto la posizione da loro perseguita :
La Commissione Europea ha pubblicato lo scorso giovedì una proposta di Direttiva per il Parlamento Europeo e per il Consiglio sulla revisione dell’assicurazione per responsabilità civile in relazione all’uso dei veicoli a motore. Tale proposta include gli EPAC (Bici a Pedalata Assistita al di fuori dell’omologazione Europea) nell’ambito della revisione e mira a rendere obbligatoria l’assicurazione di responsabilità civile per tutti coloro che utilizzano ed utilizzeranno quel tipo di bici.

Sebbene le Bici a Pedalata Assistita abbiano un elemento di assistenza elettrica, questa assistenza è progettata per integrare piuttosto che sostituire la propulsione principale, che è l’energia muscolare umana attraverso la pedalata: gli EPAC forniscono assistenza elettrica al ciclista solo durante la pedalata, fino ad una velocità di 25 km / h ed hanno una potenza massima di 250W. Gli EPAC sono esclusi dal campo di applicazione dell’omologazione UE (Reg. UE 168/2013) perché non sono considerati, dal punto di vista normativo, veicoli a motore.

CONEBI concorda con la European Cyclists’ Federation (ECF) che, se la proposta della Commissione diventasse legge, l’obbligo d’assicurazione di responsabilità civile scoraggerà milioni di cittadini Europei ad utilizzare gli EPAC, minando gli sforzi e gli investimenti degli Stati membri dell’Unione Europea per promuovere la mobilità sostenibile.

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Credit: Eurobike
Inoltre, la proposta della Commissione Europea – se accettata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio – metterà a rischio migliaia di posti di lavoro nonché lo sviluppo di un settore che è stato in grado di inventare uno dei mezzi di trasporto e di svago più apprezzati in tutta Europa. Due milioni di EPAC sono stati venduti nel mercato europeo nel 2017: un prezioso contributo alla decarbonizzazione dei trasporti che dovrebbe essere seriamente preso in considerazione da parte delle Istituzioni Europee.

CONEBI, insieme alla Federazione Europea dei Ciclisti (ECF), si è confrontata diverse volte con la Commissione Europea su questo tema negl’ultimi mesi: la Commissione ha dichiarato, nell’ultimo incontro avuto, che la decisione di prevedere una lista di esclusioni all’interno della Direttiva Europea spetta al Parlamento e al Consiglio, co-legislatori alla stregua della Commissione. Pertanto, CONEBI ed ECF inizieranno immediatamente la discussione con il Parlamento Europeo e il Consiglio sull’impatto negativo che la proposta della Commissione avrebbe se la proposta avanzata fosse accettata in quanto tale dagli altri co-legislatori.

In conclusione, riprendendo una frase del comunicato stampa di ECF, pur essendo le Bici a Pedalata Assistita raramente coinvolte in incidenti verso terzi, la Commissione ha deciso che la Bici a Pedalata Assistita debba essere comunque classificata come un motociclo. Contro questa decisione Industria e Consumatori sono uniti.

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