In occasione dell’assemblea ordinaria annuale di Confindustria Ancma, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, il presidente Andrea Dell’Orto ha gettato luce sul presente del comparto, in buona crescita, e sulle sfide del prossimo futuro: «Il mondo delle 2 ruote ha come principale driver la passione legata a tutto ciò che implica questo tipo di mobilità. Al nuovo Governo chiediamo un tavolo nazionale su mobilità sostenibile, attenzione sicurezza stradale e sostegno competitività comparto»

I dati del settore

L’industria delle due ruote è uno dei pilastri dell’economia italiana, con una bilancia commerciale in attivo da 25 anni, un valore cumulato superiore ai 17 miliardi di euro e un indotto che occupa oltre 60mila persone.

Il nostro Paese è leader in Europa nella produzione di motocicli, circa 300mila unità, e di cicli, oltre 2 milioni. È un settore molto dinamico e ad elevata innovazione tecnologica, che affronta con lungimiranza la questione ambientale, già in grado di offrire ad un ampio pubblico convenienza ed accessibilità a soluzioni tecniche “verdi” di avanguardia
  

Ancma
Nella prestigiosa cornice di Villa Necchi, a Milano, si è svolta l’assemblea ordinaria annuale di Confindustria Ancma, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori.

Nel 2017, come dimostrano i dati della stessa Ancma, è stata consolidata la crescita del 2016 con un totale di quasi 229mila vendite, pari a un +5,1%, ed il primo semestre del 2018 ha restituito una situazione ancora migliore, con una crescita prevista intorno al 6-7% per i veicoli superiori a 50cc.

Ma che cosa comprano gli italiani? Sono state registrate ottimi risultati per le moto 125, i modelli enduro e naked di elevata cilindrata, ma anche per moto e scooter di media cilindrata. A continuare invece un progressivo declino è il segmento dei “cinquantini” con una perdita di volumi pari al 16%. 

Il mercato delle bici nel primo semestre dell’anno ha risentito invece di un meteo non favorevole, mentre le e-bike hanno confermato una marcata e solida crescita sul fronte interno e un balzo straordinario per quanto riguarda l’export, passato da 1000 veicoli nei primi tre mesi del 2017 ad oltre 23.000 nel primo trimestre 2018. 

 

Il contesto urbano secondo Ancma

Osservando la situazione attuale delle città, emerge la necessità di trovare misure organiche per favorire il decongestionamento del traffico veicolare e l’intermodalità, aumentare la sicurezza stradale, anche attraverso una corretta manutenzione del manto stradale, ridurre i tempi di parcheggio e percorrenza e migliorare la qualità dell’aria. 

«Le due ruote – ha affermato Andrea Dell’Orto, presidente di Ancma –  sono il modello di sviluppo ideale per la mobilità urbana. Moto e bici hanno tutta la potenzialità di diventare il modello di mobilità sostenibile di domani. La persona deve essere posta al centro del cambiamento e nell’attuale scenario urbano, le due ruote costituiscono una risposta naturale ai nuovi bisogni che strizzano l’occhio ad un vero e proprio modello di mobilità sostenibile da cui ripartire». 

Ancma
Durante l’assemblea, il presidente Andrea Dell’Orto ha gettato luce sul presente del comparto, in buona crescita, e sulle sfide del prossimo futuro.

Una delle nuove direzioni del modo di spostarsi nelle città risponde ad un modello di condivisione e servizi a richiesta, nate per trarre i benefici della sharing economy: biciclette e scooter, anche elettrici, a disposizione di tutta la cittadinanza per una mobilità agile ed economica. I dati rivelano che più del 70% dei servizi di mobilità condivisa nelle città è rappresentato da servizi di bike sharing e continua a crescere anche lo scooter sharing.  Tuttavia, si tratta di una prospettiva di cambiamento che deve fare però i conti con contraddizioni ed elementi di debolezza dell’attuale paradigma urbano e di governo, su cui si fondano la convivenza, il modo di abitare e il desiderio individuale di mobilità. 

 

Un tavolo per la mobilità sostenibile 

L’Associazione Ancma ha chiesto con forza al nuovo Governo l’istituzione di un tavolo nazionale della mobilità sostenibile. Si tratta di uno strumento operativo, snello e rappresentativo di tutte le realtà più importanti del mondo della mobilità con l‘obiettivo di mettere a sistema le buone pratiche, condurre attività di monitoraggio continuo per promuovere modelli integrati di sviluppo della mobilità basati sulla sostenibilità ambientale, l’efficacia e l’efficienza economica.   

 «È necessario – ha dichiarato con convinzione il presidente Dell’Orto – attuare soluzioni sussidiarie per consolidare i positivi segnali di crescita che provengono del mercato delle due ruote ed accrescere la competitività del sistema produttivo. A tal fine sarà opportuno continuare a promuovere aggregazioni e reti d’impresa, favorire lo sviluppo della fabbrica intelligente, sostenere lo scambio tecnologico e supportare gli investimenti in modo strategico, la ricerca e l’innovazione in un comparto che rappresenta un’eccellenza». 

   

Ancma
Per il comparto, nel 2017 è stata consolidata la crescita dell’anno precedente con un totale di quasi 229mila vendite, pari a un +5,1%. Moto e bici hanno tutta la potenzialità di diventare il modello di mobilità sostenibile nelle città del futuro.

LE PROPOSTE: ECCO LE PRIORITÀ DEL COMPARTO

Confindustria Ancma ha elaborato un documento contenente una serie di proposte e richieste con lo scopo di risolvere molte delle principali questioni che riguardano la mobilità a due ruote:

  1. Riforma del Codice della Strada.  Completamento dell’iter relativo al riordino normativo con particolare attenzione alla circolazione dei motocicli in autostrada, l’accesso di cicli e moto nelle corsie riservate in ambito urbano, la limitazione di ostacoli fissi artificiali. Attenzione alla sicurezza per i veicoli a due ruote nella progettazione di nuove infrastrutture, costituzione presso il Ministero dei Trasporti di un registro nazionale per l’identificazione volontaria delle biciclette. Inoltre, si chiede l’obbligatorietà del casco per bambini alla guida di biciclette fino ai dodici anni d’età e promozione del trasporto delle biciclette su tutti i mezzi pubblici.
  1. Sicurezza stradale. Incentivi per l’acquisto di abbigliamento tecnico per motociclisti e ciclisti.
  1. Infrastrutture sicure. Approvazione dello schema di decreto sui guardrail sicuri per i motociclisti e implementazione delle infrastrutture per la mobilità ciclistica, un driver di sviluppo per il mercato legato alla filiera del cicloturismo.
  1. Nuova forma di trasporto e mobilità. Effettiva realizzazione di una capillare infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici a livello nazionale, promozione dell’uso dei veicoli elettrici attraverso il welfare aziendale, introdurre la mobilità elettrica nelle gare d’appalto.
  1. Veicoli a Basse Emissioni. Promuovere l’adozione di un’efficace politica di incentivazione fiscale.
  1. Sharing mobility. Defiscalizzazione dei servizi di sharing e verifica di conformità delle biciclette impiegate nei servizi di sharing.
  1. Mobilità legale. Definizione di un quadro regolatorio per la micromobilità – hoverboard, monopattini elettrici, monoruota o veicoli autobilanciati –  che si muovono oggi in un incerto contesto di assenza normativa e intensificare campagna di controllo nei confronti delle e-bike, dove proliferano fenomeni di illegalità che compromettono seriamente la sicurezza e alimentano la concorrenza sleale nel settore. 
  1. Mobilità connessa. Stimolare l’attuazione del Piano di Azione Nazionale sugli ITS (Intelligent Transport Systems), che aiuteranno ad accrescere ulteriormente gli standard ambientali e di sicurezza.

 

Ancma
L’industria delle due ruote, alla quale l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori offre rappresentanza istituzionale, impiega circa circa 20.000 dipendenti diretti e fattura 5 miliardi di euro. La produzione italiana di biciclette (2,3 milioni di unità) e motocicli (300 mila unità) occupa saldamente il primo posto a livello europeo. Nel nostro Paese operano nel settore circa 5.000 punti vendita e, complessivamente, il commercio di bici, moto, ciclomotori, scooter, componenti e accessori, tenendo conto anche dell’indotto, dà lavoro a circa 60.000 persone. 

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