Nani PinarelloSi è spento ieri 4 settembre, verso le 18,00, nella sua Treviso Giovanni “Nani” Pinarello, icona del ciclismo prima ancora che per la maglia nera, per un marchio che è diventato il simbolo del made in Italy nel mondo.
In un periodo in cui le start up di successo, soprattutto se italiane, si contano sulle dita di una mano e si cerca di raccontarle e valorizzarle adeguatamente, l’epopea di Nani è una di quelle storie che riappacificano con il mondo e la nostra storia. E infonde coraggio all’Italia, perché rappresenta un esempio per il futuro.
Nani Pinarello in 92 anni (era nato il 10 luglio 1922) è stato tante cose: contadino, imbianchino, ciclista professionista, maglia nera per eccellenza, costruttore di bicilette, imprenditore di successo. E’ stato il simbolo di quel Triveneto per tanti anni locomotiva silenziosa e coraggiosa dell’Italia che si avviava alla conquista del mondo. Ha rappresentato, insieme ad altri produttori di bici come Colnago e De Rosa, la punta di diamante della straordinaria produzione di biciclette italiane facendole diventare sinonimo di qualità e bellezza. Le sue biciclette hanno incarnato (se questo si può dire di un oggetto inanimato… o quasi) l’italian style, come un paio di scarpe di qualità e un vestito di classe.
La mitologia racconta (ma era lui stesso a raccontarlo, con la grazia e lo stile che l’hanno sempre contraddistinto) che il suo primo negozio sia stato aperto nel 1952 con 100 mila lire avute come compensazione per non essere stato inserito nella squadra del Giro. L’anno precedente aveva vinto la maglia nera e sfilato insieme a Magni (maglia rosa) al Vigorelli nella passerella finale.
Da quel negozio-officina era partito, con sapienza e umiltà, alla conquista del mondo. Nulla di facile e preparato, ma tanta costanza e sudore. Per vedere un ciclista vincere il “suo” Giro d’Italia dovette attendere oltre 20 anni, nel 1975 con Bertoglio. E’ stato però Miguel Indurain a portare il marchio trevigiano in vetta alle classifiche mondiali. Oggi corrono con bici Pinarello Wiggins e Froome (Team Sky), i pistard della Federazione Ciclistica Italiana e migliaia di appassionati, che sono rimasti affascinati, nel corso degli anni, dallo stile lineare e dalla bellezza del marchio.
Da 1952 ad oggi Cicli Pinarello ne ha fatta di strada. Quella odierna è un’azienda al passo con i tempi, con una cinquantina di dipendenti, che produce 25.000 bici e 10.000 telai l’anno e fattura qualcosa come 50 milioni di euro. Nonostante questo è rimasta legata al territorio di provenienza, allo stile imposto dal creatore, alla filosofia che l’ha sempre contraddistinto.
Una filosofia che parla di fatica, dedizione, attenzione ai particolari, curiosità e gusto per l’innovazione e che ha trasformato quello che era il simbolo della sconfitta, la maglia nera, nell’emblema di un uomo di successo.
Una favola più bella è difficile da raccontare.
AU

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